Punto d’ombra

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Teju Cole è un grande contemporaneo, lo è sin dalla sua biografia. Nato nel 1975 negli USA da genitori nigeriani, studi nigeriani fino alla fine del liceo e poi di nuovo New York, anzi Brookling: borough dal quale scrive, fotografa e parte per i suoi percorsi internazionali e di quartiere.

Teju Cole ha pubblicato in Italia prima che altrove un’opera che definire “libro fotografico” è riduttivo, non perché i libri fotografici siano cosa da poco, ma perché questo è qualcosa di molto più complesso e aperto. Quest’opera si chiama Punto d’ombra ed è una riflessione sulla responsabilità del viaggio e della visione, ma anche solo sul viaggio, sulla visione e sulla responsabilità di stare al mondo.

A un certo punto, Teju Cole, cita Saint soleil di Chris Marker e più che una citazione è una dichiarazione di poetica. Così, giusto per dire di cosa stiamo parlando.

Pavese d’agosto

Ho appena finito di leggere Feria d’agosto di Cesare Pavese, un autore di cui ho letto poco e sempre con pause tanto, troppo lunghe tra una lettura e l’altra. Penso questo libro sia perfetto per entrare nel mondo a cavallo tra la poesia, la prosa e la saggistica di Pavese. Penso si tratti di un testo che, come pochi, riesca a tenere perfettamente in equilibrio la dimensione quasi diaristica della memoria e quella della narrazione di finzione.

Feria d’agosto è scritto nella prima metà degli anni quaranta, pubblicato nel quarantasei, e sembra l’opera di un intellettuale di almeno vent’anni più moderno. Già quattro anni dopo la pubblicazione, Pavese avrebbe deciso di suicidarsi e, oggi, sento come una grande occasione persa il fatto che la sua penna sia completamente mancata nelle sceneggiature del cinema italiano degli anni sessanta.

The Jinx: The Life and Deadths of Robert Durst

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The Jinx: The Life and Deadths of Robert Durst è una sfida interessante che mette insieme la serialità come struttura e il documentario come genere. Se siete appassionati di noir, di serie in generale, di documentari al limite dell’etica professionale che (forse?) un film maker della realtà dovrebbe avere rispetto ai protagonisti del suo lavoro allora The Jinx è roba per voi. Sei puntate che non potrete fare a meno di spolpare una dietro l’altra, come la migliore delle fiction d’oltreoceano.

In Italia è ancora inedita, ma come ogni buon prodotto dell’industria televisiva americana, lo si trova facilmente in streaming, anche sottotitolato in italiano.

About Michael Madsen

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Capita ogni tanto di imbattersi in autori che hanno alle spalle anche più di dieci anni di attività, eppure gravitano ancora in quell’aurea di semi “introvabilità” che il web ormai ha quasi completamente cancellato. Michael Madsen, regista/documentarista/sperimentatore danese classe 1971 è tra questi uno dei miei preferiti.

Nel giro di pochi giorni ho avuto la fortuna di vedere tutti i suoi film, dal primo girato con una camera amatoriale e senza alcuna competenza tecnica, all’ultimo produttivamente ed esteticamente curatissimo e all’avanguardia. Mi è sembrato doveroso dedicare a lui almeno un post su questo blog visto che, purtroppo, a lui non è ancora stata dedicata neanche una pagina di Wikipedia (forse anche per la scomoda omonimia col ben più famoso attore tarantiniano, forse per sua stessa scelta).

Madsen nasce come artista concettuale e diventa presto documentarista concettuale, ha fondato in Danimarca una famosa galleria d’arte (Tusk, introvabile sul web pure lei) che non ha una sede fissa. Tutti i suoi film sono concepiti con la straordinaria e quasi sempre riuscita pretesa di realizzare un’opera che non si sia mai vista, qualcosa di completamente differente rispetto a tutto ciò che è venuto prima di lei. Vedere per credere.

I suoi film hanno origine spesso da un viaggio e finiscono per affrontare argomenti insieme astratti e universali come l’idea di Interpretazione (To Damascus: a film on interpretation), di Visione (Celestial night: a film on visibility), di Umanità (The visit) o di Futuro (Into Eternity: a film for future).

Provando a trovare un denominatore comune che tenga insieme tutta la sua opera fino a ora mi viene da considerare un altro elemento astratto e universale che è quello dell’Inspiegato, dell’Irrisolto. Madsen è l’intrigato dectective di tutto ciò che l’uomo ha davanti da secoli eppure non riesce ancora a spiegare, di tutte le cose che avranno conseguenze enormi per l’intera umanità ma che sono e probabilmente rimarranno insondabili aspetti dell’esistenza.

Con l’analisi critica mi fermo qui  perché sarebbe davvero presuntuoso andare oltre. Di seguito una lista di tutti i suoi film e come poterli vedere.

–       Celestial night: a film on visibility (2003, 53’)

–       To Damascus: a film on interpretation  (2004, 40’)

–       Into Eternity: a film for future (2010, 75’)  – su Amazon Dvd e BluRay nella versione inglese

–       The avarage of the average (2011, 50’)

–       Cathedral of Cultures: The Halden prison (2014, 75’) su Amazon Dvd e BluRay nella versione inglese

–       The visit (2015, 94’) attualmente distribuito nei cinema italiani da I Wonder Pictures

The Act of Killing

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Ne sentivo parlare da un anno ma solo adesso sono riuscito a vederlo. The Act of Killing (2012 – diretto da Joshua Oppenheimer, Christine Cynn e da un anonimo indonesiano) andrebbe visto, rivisto, studiato e tramandato come documento di Storia e di Storia del Cinema allo stesso tempo. Si racconta di un sanguinoso passaggio della storia dell’Indonesia negli anni sessanta, ma il caso nasconde una metafora molto più alta: i registi utilizzano il Cinema come strumento/opportunità di riscatto un’intera comunità e (forse) per i protagonisti stessi.

La banalità del Male si mescola ai pochi minuti di celebrità predetti da Warhol, l’idea della Morale scritta dai vincitori ribalta ogni manichea distinzione tra buoni e cattivi. I partigiani/cowboy sono insieme vittime e carnefici in un cammino (a loro stesso ignoto) di redenzione.

AI LATI 2014

Da quasi un anno non pubblico nulla su questa pagina, ma di cose me ne sono capitate assai. Così l’unica idea che mi è venuta in mente per ripartire è quella di una sintesi di tutto ciò che è successo ai lati della mia vita nel 2014 e che non ho potuto fare a meno di raccogliere con la piccola lente del mio cellulare.

AI LATI 2014 from Mauro Maugeri on Vimeo.

The Machine Which Makes Everything Disappear

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Esistono tanti modi diversi per raccontare un paese, alle volte possono sembrare pretenziosi, altre impossibili. Ci sono altre volte ancora, poi, in cui si riesce a trovare il modo giusto, di certo non l’unico, ma forse il migliore.

The Machine Which Makes Everything Disappear di Tinatin Gurchiani ci riesce in pieno e ci racconta la Georgia contemporanea: l’idea è quella di un falso provino per il cast di un vero documentario.
Cercatelo e guardatelo!

Stories we tell

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Alle volte mi torna in mente di avere un blog e soprattutto ricordo di aver visto qualcosa che necessariamente devo condividere. Stavolta si tratta di Stories we tell, un documentario di Sarah Polley che probabilmente metterei nella mia personale classifica dei migliori dieci film del 2013.
Ha una trama semplice e uno stile asciutto difficile in un documentario autobiografico, ma finisce per diventare nientemeno che una profonda riflessione su cosa sia davvero la Verità. Ovviamente non dà alcuna risposta, o forse la sua risposta è: smettiamola di incastrarci il cervello dietro la definizione Verità, iniziamo piuttosto ad ascoltare tutti i punti di vista che ci convivono dentro e poi rassegniamoci ad accettare che questo è il mondo: la somma di tutte le nostre differenze.

Un’ora sola ti vorrei

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Con colpevole ritardo, solo pochi giorni fa ho visto per la prima volta Un’ora sola ti vorrei di Alina Marazzi. Minuto dopo minuto mi è sembrata la possibilità di un cinema che in Italia ho sempre reputato inesistente, eppure questo bellissimo documentario c’è e ha raccolto premi fuori (prima) e dentro (dopo) l’Italia!
Purtroppo tutto quello che si trova su internet è un brano del film (non il migliore) e un trailer di qualità scadente. Fortunatamente on line è però possibile comprarlo in DVD, anche questa una rarità per un documentario prodotto dalle nostre parti.

Sono decisamente più felice

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Ci sono scoperte che ti fanno sentire più vicino al resto del mondo e che ti fanno guardare con ottimismo allo sviluppo della civiltà contemporanea. Doc Alliance è una di queste.

Si tratta di un catalogo on-line di circa 800 titoli documentari da guardare in streaming o da scaricare, uno spazio messo su da 7 importanti festival di cinema documentario in Europa. I prezzi sono accessibilissimi e spesso si trovano film o master class completamente gratuiti.
Credo che qualunque appassionato di cinema non potrà più farne a meno: io sono decisamente più felice da quando ho scoperto la sua esistenza!
Buone visioni